Commenti Recensioni

" … uno dei momenti più comici dell’attuale scena italiana coi due, Andrea Pangallo e Francesco Villano, assolutamente irresistibili e con una bravura e una presenza fuori del comune – come in ogni momento dello spettacolo"

Sergio GIlles Lacavalla

Avanti!

 " ..in un poetico a tratti struggente ripetersi di azioni, i due, tra tic e manie, slanci e paure, scoprono una relazione di disarmante umanità che li rende creature fragili e tenere in una condizione esistenziale di emarginati. La drammaturgia di questa partitura gestuale ricca di dettagli, è densa di umori comici, di parole trattenute, di accenti dolorosi, dove la circolarità delle azioni sfuma in gesti quasi danzati, in cadute, salti, abbracci, mentre le parole di una canzone di Mina Parla, fa’ qualcosa; sto morendo…, sembra incitarli a muoversi, a riprendere il viaggio. Unico elemento scenico, un cumulo di valigie: da spostare, da prendere al volo, da ammucchiare, da aprire e chiudere. Come i sogni della vita. Tirano fuori cartoline da un sacchetto di plastica, mostrate come prova che si è già viaggiato, che si è già usciti da quel luogo. Perché uscire fuori, alla vita, significa passare da un mondo protetto, allo sbaraglio; da un mondo bambino a quello adulto.

 

Sono molte le metafore che suscita questo intenso spettacolo che regge sulla espressività clownesca e tragica dei due bravissimi Francesco Villano e Andrea Pangallo. Maschere quasi senza parole, suscitano inquietudini e sussulti che ci disarmano. Nell’animo."

Giuseppe Di Stefano

Città Nuova

"Produce enigmi e spiazzamenti, alimenta curiosità e poetiche delittuose, accosta una parabola quasi fiamminga a schemi di killeraggio pinteriano, ... Davvero bravi, Sandro Maria Campagna (il principe) e Francesco Villano e Andrea Pangallo (gli esecutori). Ecco un nuovo modo di far teatro che resta impresso."

Rodolfo Di Giammarco

La Repubblica

" … Altra eccezionale prova d’attore, è “2(Due)”… teatro fisico, di nuovo il trinomio corpo - immagini - poesia (da leggersi come una sequenza di rapporti causa-effetto). I “due” (Francesco Villano e Andrea Pangallo) sono emigranti, ma non degli emigranti storicamente (e localmente) caratterizzati: i loro gesti sono costruiti partendo dallo studio, affrontato dagli attori degli stereotipi con cui si caratterizza l’”emigrato tipo”, colto nella sua quotidianità e in alcuni “giorni speciali” (la partenza, il compleanno), ma comunque sempre fuori dal tempo del lavoro. Come criceti in gabbia o come pupazzetti del carillon, si muovono illudendosi di aver intrapreso un viaggio, quello risolutivo verso la libertà, che si rivelerà ogni volta un “restare qua, dove non fui mai” (la citazione da Giorgio Caproni mi sembrava adatta…), un girare in tondo per ritornare sempre allo stesso punto.

...Quasi del tutto privo di parole, ispirato a “Emigranti” di Mrozeck, lo spettacolo alla fine (e nelle stesse intenzioni della compagnia) risulta estremamente, e dolorosamente beckettiano, e le risate che ci strappa sono come quelle di Pirandello di fronte alla vecchietta imbellettata. "

 

Maria Rita Parisi

Carta Agenda

"In 2(Due) … Colavero – questa volta affidandosi ad Andrea Pangallo e Francesco Villano – punta decisamente a una cifra beckettiana, individuando una partitura di azioni fisiche che travalica il testo, ridotto a frammenti ossessivamente ripetuti, a frasi sconclusionate, a canzoncine infantili tirate – con effetto comico debordante – all’inverosimile. … gli attori son bravi a tratteggiare un grottesco, amaro e violento, che scoppia, nella vita, quando tutto sembra andare per il meglio…"

Andrea Porcheddu

DelTeatro.it

" Un divertissiment genuino, talmente privo di qualsiasi pretesa cerebrale da acquistare il senso profondo delle opere geniali.


 ...due “pupi”, tra Chaplin e Buster Keaton, clown pasticcioni e poetici, emigranti un po’ retrò, nostalgici farneticanti e ilari schizofrenici come appena usciti dalla gang di Roger Rabbit.
Sul palco nudo con al centro una tetra pila di valigie “di cartone”, cliché dell’emigrante doc, per settanta minuti i due attori Andrea Pangallo, fumetto irriverente e angelicamente nevrotico, e Francesco Villano, austero e grottesco, giacca cravatta e cappellino della Roma, attendono immobili gli spettatori per poi dimenarsi farsescamente in sette false partenze, o arrivi, sulle note della splendida e poco nota “Fa qualcosa” di Mina. La voce del passato per uno spettacolo in bianco e nero che riesce a non annoiare mai per settanta minuti e pochissimi parole, più che altro surreali non sense ripetuti all’infinito.

 

I due attori prendono a piene mani dalla Commedia dell’Arte, dal repertorio della clowneria inserendole in un contesto lunare e spiazzante che funziona proprio perché abbandona ogni smania di intellettualismi e enigmatici significati.
Ed è così che la filastrocca infantile “la macchina del capo” diventa una melodica preghiera e una prova mimica che strappa l’applauso, tra capitomboli, cerini che si spengono, cartoline, biglietti del treno, fischi e sberleffi si alternano a silenziosi interrogativi e imbarazzanti sguardi che disorientano gli spettatori, come da perfetta tradizione del mimo moderno."


 

Maddalena Peluso

teatrimilano.it

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